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Morivione, un quartiere in controcampo

Qui morì Vione. La leggenda racconta che un brigante di nome Vione venne ucciso proprio in questo borgo, e da quell’episodio il toponimo rimase inciso nella memoria: Morivione. Il quartiere nasce già con un’aura popolare e ruvida, marchiato da un nome che porta con sé il racconto di violenze e marginalità.
Morivione è il quartiere dei briganti, il margine meridionale che per secoli ha vissuto tra orti, cascine e canali, lontano dal centro nobile della città. La Vettabbia scorre a pochi passi, memoria liquida di una Milano che per lungo tempo ha nutrito la propria economia agricola. Qui, fino agli anni Cinquanta, ogni 23 aprile si celebrava la festa di San Giorgio: una ricorrenza che univa la memoria del borgo alla vita contadina, con latte appena munto offerto ai passanti e una processione che riportava la comunità a un tempo più lento e condiviso.

Il tessuto urbano di oggi è un mosaico in cui i secoli si leggono nelle stesse mura. Ai grandi condomini sorti nel secondo dopoguerra si alternano palazzine minute, cascine sopravvissute e case popolari come quelle del quartiere Antonini. È un disegno non pacificato, un ardito palinsesto che accosta, rifiutando di negare le contraddizioni del disegno, modernità funzionalista e lascito del rurale che fu.

Passeggiare per le sue vie significa incontrare cortili che conservano l’impianto agricolo, ballatoi che raccolgono conversazioni di quartiere, facciate regolari segnate dal tempo e dal lavoro. Non c’è monumentalità, ma un paesaggio urbano che racconta la fatica e la resistenza di una comunità popolare.

Morivione resta un angolo nascosto del quadrante meridionale di Milano: borgo e quartiere al tempo stesso, segnato da una storia minuta che non si concede a cartoline. È qui che i secoli si intrecciano senza ordine apparente, tra cascine, canali, condomini e cortili. Un racconto urbano che si legge nelle tracce quotidiane di un quartiere che continua a vivere dentro e nonostante la città.

L’Antonini: la casa per tutti

Il quartiere Antonini prende forma tra il 1950 e il 1952, quando il Comune affida ad Arrigo Arrighetti ed Ezio Cerutti la progettazione di un nuovo insediamento popolare a Morivione. Quattrocentoquaranta appartamenti, disposti a scacchiera e intervallati da giardini, compongono un paesaggio severo: blocchi regolari, facciate seriali, spazi disegnati con logica più che con leggerezza.

Questa asprezza è il segno del tempo in cui il complesso nasce: la necessità di ricostruire dopo la guerra e di dare casa a famiglie senza un tetto, pensando a un disegno modulare, da un lato funzionale, dall’altro dignitoso. Antonini diventa così un laboratorio di urbanistica popolare, frutto di una collaborazione tra Arrighetti e Cerutti che interpreta con chiarezza l’idea di edilizia come servizio pubblico.
Il cuore del quartiere è Largo Caccia Dominioni, piazza verde che ancora oggi rappresenta uno spazio comune di riferimento.

Attorno, via Luca Ghini ospita il mercato settimanale del lunedì, tra bancarelle e voci che continuano a riempire un tessuto nato per la vita collettiva.

Antonini non ha mai cercato la grazia della cartolina, ma custodisce la memoria di una stagione di fermento costruttivo rivolto ai ceti meno abbienti. Oggi, in un progetto come Prendi Posto, questa severità diventa risorsa: il progetto riconnette e riconnota, aggiornando la funzione all’attuale contesto sociale.

Municipio 5

Via Ada Negri, Via Luca Ghini

Indirizzi

M3 Brenta

Metropolitana

Bus/Tram 24, 95

Supermercato, Polisportiva "Forza e coraggio", parco pubblico, scuole (IC Elsa Morante), Asilo, mercato settimanale

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